Cenone di Capodanno 2019

La notte di San Silvestro tutto è permesso: le portate sono ricche e sontuose. Il cenone della Vigilia non ha nulla da invidiare però a quello di Capodanno, si tratta pur sempre di una grande abbuffata fatta con semplicità e sobrietà. Essenzialmente il cenone di Capodanno, almeno a Napoli, è quasi una replica di quello del 24 dicembre. Il menù è a base di pesce, quello che cambia è la ricchezza delle portate.  Molte fritture lasciano il posto alle marinature e le vellutate più eleganti e succulente. Gli antipasti così come i primi e i contorni seguono questo andazzo. E’ così che un napoletano doc trascorre l’ultima mezzanotte dell’anno salutando quello vecchio, dopo una lauta cena, con tricchi tracchì e botte a muro, fischi e bengala. A Napoli gli antipasti vengono chiamati ‘ntrattieni e servono a tenere calmi gli invitati prima che il pasto vero e proprio sia pronto. Durante il cenone di Capodanno la parola d’ordine è ‘freschezza’. A tavola, infatti, viene servito il fior fiore del pescato. Solo profumo di mare e tanto sapore per i palati più raffinati. Ed ecco sfilare davanti agli occhi dei fortunati napoletani ostriche, cannolicchi, taratufi: tutto esclusivamente crudo. A Napoli c’è chi la notte di San Silvestro preferisce andare sul sicuro affidandosi a prime portate dal successo assicurato come, ad esempio, gli spaghetti coi frutti di mare o con l’astice e i vermicelli con vongole e con il gamberone in bella mostra. E chi, invece, predilige rischiare offrendo ai propri commensali delle pietanze più raffinate, adatte cioè ai palati in grado di apprezzare preparazioni come i ravioli di cernia e la lasagnetta di pesce spada. Ovviamente il cenone di Capodanno prosegue. Ancora non siamo giunti al gran finale con tanto di fuochi d’artifici. E dopo i primi piatti, si passa, come da tradizione, ai secondi. Sempre di pesce, ovviamente. In tavola sfilano pietanze in grado di far resuscitare i morti, preparazioni capaci di farti dimenticare in un solo istante le preoccupazioni dell’anno appena trascorso instillandoti dentro la speranza per i 365 giorni che devono ancora venire. Aragostacapitone marinatofrittura di paranza che va mangiata caldissima o come ti direbbe un napoletano doc ‘frijenno magnanno’baccalà o capitone fritti, stoccafisso in bianco con le olive e orata al forno con patate. Ecco come i cittadini di questa meravigliosa città salutano l’anno vecchio in attesa del fatidico conto alla rovescia. Prima di passare ai dolci, sulle tavole imbandite a festa del napoletano legato alla tradizione vengono servite “‘o spassatiempo e ‘e ciociole“. Si tratta semplicemente delle frutta secca. Ogni casa partenopea degna di questo nome, durante le festività natalizie, ne prepara più di un cesto e inizia a sgranocchiarlo in attesa del fatidico conto alla rovescia. Esistono due correnti di pensiero sull’origine di questo termine. Le tradizioni partenopee non si sposano molto bene con quelle italiane ed è forse per questo motivo che dopo aver accolto il nuovo anno con tutti gli onori che a Napoli, così come in molti altri capoluoghi della Penisola, si consumano lenticchie e cotechino. La tradizione ha origini antichissime. Risale all’usanza romana di regalare una “scarsella“, una borsa di cuoio contenente lenticchie con la speranza che i legumi si trasformassero in monete. Per l’antipasto è consigliabile un Franciacorta o Champagne, mentre per il resto della cena è d’uopo consumare un Fiano di Avellino o un aglianico perfetto con le lenticchie. e il cotechino. e per finire un Passito di Pantelleria è l’accompagnamento ideale per i dolci.

Restauran Manager Giuseppe Gaudino

Baia Marinella Restaurant

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